mercoledì 31 ottobre 2012

Catechismo: quinta scheda

Abbiamo cominciato il catechismo con la canzone "Voi tutte opere del Signore":

Voi tutte opere del Signore, benedite il Signore;
voi tutti angeli del Signore, benedite il Signore;
e voi o cieli, e voi o acque, benedite il Signore.
Voi tutte opere del Signore, benedite il Signore.

Successivamente durante la catechesi abbiamo recuperato il discorso lasciato in sospeso settimana scorsa riguardo i doni di Dio: ci rendiamo conto della loro importanza? Per esempio l'acqua: come sarebbe vivere nel deserto? Come ci sentiremmo trovando finalmente un'oasi? Come si sente un bambino che ha perso la sua famiglia quando ne trova un'altra che lo accoglie? Come si sente un bambino solo quando finalmente trova un amico? 

Ci rendiamo conto che spesso consideriamo i doni che abbiamo come dovuti, ovvi, e non siamo capaci di apprezzarli come dovremmo. 

E noi come rispondiamo a questi doni? Ringraziando è stata la prima risposta che è venuta spontanea ai bambini (per questo abbiamo cantato quella canzone all'inizio dell'incontro). Poi però che questi doni ci fanno sentire anche in debito e fanno nascere in noi il desiderio di ricambiare.

Abbiamo quindi provato a ricordare qualche episodio in cui abbiamo fatto qualcosa per altri che normalmente si prendono cura di noi  o ci vogliono bene (abbiamo aiutato la mamma o il papà, ci siamo presi cura di un fratellino o una sorellina, siamo andati a visitare un nonno o una nonna malati, ecc). 



Ho anche accennato al fatto che il passo successivo è quello di rendersi conto che come noi gratuitamente abbiamo ricevuto (cioè ci sono stati fatti dei doni senza chiederci nulla in cambio), gratuitamente dovremmo imparare a donare a nostra volta, senza quindi aspettarci nulla in cambio: questo è il presupposto per poter donare anche a chi non ci ama.

A questo punto abbiamo preso la nuova scheda e abbiamo letto il brano tratto dal vangelo di Luca:


Abbiamo cercato di capire la differenza tra il comportamento di Simone, l'ospite di Gesù, e la peccatrice:




Simone invitò Gesù a mangiare a casa sua, ma non lo trattò con grande riguardo: non gli offrì l'acqua per lavarsi i piedi (all'epoca le persone camminavano per lo più sulla terra nuda con sandali o senza scarpe: era quindi segno di accoglienza offrire la possibilità di lavarsi prima del pasto); non lo salutò con un bacio, il bacio della pace che era un tipico gesto di benvenuto; non gli offri olio profumato per il capo, gesto che si faceva per onorare l'ospite. La peccatrice invece fa gli stessi gesti, in un modo ancora più evidente perché non consueto. Lei dimostra per Gesù quell'amore che Simone non riesce a provare. 

Simone ha a casa sua il Figlio di Dio, il suo dono più grande, e non se ne rende conto. 

Ogni volta che noi non ci rendiamo conto del dono che abbiamo davanti, che lo disprezziamo, noi siamo come Simone. Ogni volta che non apprezziamo i nostri genitori (disobbedendo, rispondendo male, trascurandoli), i nostri fratelli, nonni, amici, le nostre insegnanti, ecc, ci stiamo comportando come Simone. 

Ogni volta che non amiamo, noi siamo come Simone.

Ogni bambino ha cercato di ricordare e scrivere alcune di queste mancanze sulla scheda. Inoltre ho distribuito dei cartoncini su cui potessero scrivere le mancanze più rilevanti e li abbiamo poi attaccati ad un cartellone:


Ho scelto cartoncini con quella particolare forma per indicare che ogni volta che noi ci comportiamo male è come se "uccidessimo" la parte migliore di noi, senza contare il dolore che provochiamo a chi ci ama. 

Infine ho consegnato il secondo foglio colorato: come per il primo, una parte andrà ritagliata e incollata su un lato della scatola, l'altra parte dovrà essere compilata ogni sera indicando, dopo un attento esame di coscienza, cosa abbiamo fatto di male nella giornata. 



E adesso sappiamo che fare il male significa prima di tutto non amare Dio e il prossimo. 

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